Mindfulness

Vivere è la cosa più rara del mondo. La maggior parte della gente esiste e nulla di più  

Oscar Wilde

La mindfulness e la pratica del prestare attenzione, sapere dov’è e poter scegliere dove dirigerla.
L’essere umano non riesce a vivere il presente, perché tende a farsi schiacciare dal peso del passato e del futuro, nel frattempo il presente fugge via senza che nemmeno se ne renda conto. L’attività della mente è intensa e continua è molto spesso non è collegata alla realtà presente. Il corpo c’è, ma la mente vaga trasportandoci molto lontani dal qui e ora, si perde tra ricordi e rimpianti, paure, desideri e aspettative, tende a rimuginare, a giudicare in continuazione qualsiasi cosa: noi stessi, gli altri, il mondo, il passato, il presente, il futuro. Un’attività incessante che ci fa vivere più dei nostri giudizi che della realtà.
Viviamo la maggior parte del nostro tempo con il pilota automatico inserito. Il nostro corpo è presente, fa le cose in maniera automatica, ma la mente non c’è e non siamo consapevoli di questo meccanismo ripetitivo che mettiamo in atto automaticamente, ci perdiamo in pensieri stressanti su passato e futuro, rimuginiamo sugli avvenimenti di ieri, riviviamo esperienze dolorose oppure immaginiamo scenari catastrofici futuri. Se invece è il presente a farci soffrire, cerchiamo di negarlo, evitando tutte quelle emozioni e situazioni che ci causano dolore o che non riusciamo ad accettare.

Naturalmente il pensiero può soffermarsi anche su elementi positivi, come quando ricordiamo momenti piacevoli o pregustiamo quelli che ci attendono, il problema però nasce nel momento in cui smettiamo di vivere il presente perché rimpiangiamo il passato o perché siamo eccessivamente proiettati nel futuro. La società odierna con i ritmi di vita frenetici, l’iperconnessione e il mito del multitasking è un grande ostacolo alla mindfulness.
Il concetto di mindfulness, per come viene strutturato in Occidente, nonostante la sua pratica sia stata formalizzata senza riferimenti religiosi o filosofici, affonda le sue radici principalmente nelle tradizioni contemplative buddiste. Elementi chiave di mindfulness si trovano in tutte le grandi culture e tradizioni del mondo, ma tra tutte, quella che più incarna a livello profondo lo sviluppo della consapevolezza è la dottrina e la pratica meditativa del Buddha.

Il nome inglese mindfulness deriva Infatti dalla parola Sati termini in lingua pali che possiamo tradurre come consapevolezza o attenzione presente e attiva.

La lingua indiana pali è quella che utilizzava nei suoi insegnamenti il Buddha, storico Principe di Siddharta nel sesto secolo la pratica della mindfulness era volta a ridurre ed eliminare la sofferenza legata a una corretta comprensione della realtà traendo le sue origini dalle quattro Nobili Verità e dall’ottuplice sentiero appartenenti alla più antica cultura spirituale buddista:

– la prima delle quattro Nobili verità afferma che la sofferenza fa parte della natura e dell’esistenza umana

– la seconda dice che l’origine della Sofferenza è l’attaccamento, l’avversione e la visione errata

– la terza che la cessazione della Sofferenza è possibile

– infine la quarta Nobile verità dice che il percorso per la cessazione della Sofferenza è l’ ottuplice sentiero

Il nobile Ottuplice Sentiero guida la pratica degli ideali di vita buddista dell’individuo e consiste in

1. Retta Comprensione (samma ditthi)
2. Retto Pensiero (samma sankappa)
3. Retta Parola (samma vaca)
4. Retta Azione (samma kammanta)
5. Retta Condotta di vita (samma ajiva)
6. Retto Sforzo (samma vayama)
7. Retta Consapevolezza (samma sati – > Mindfulness)
8. Retta Concentrazione (samma samadhi)

All’interno dell’ ottuplice sentiero troviamo come Settimo elemento del percorso la retta consapevolezza: il sati appunto mindfulness.
Mentre tra le figure chiave della mindfulness in occidente troviamo:

– Thich Nathan, vietnamita, monaco buddista Zen è colui che ha divulgato e integrato in Occidente le tecniche buddiste di meditazione con la realtà quotidiana di tutti noi che non siamo monaci.
– Jon Kabat-Zinn, americano, ricercatore biologo dell’università del Massachusetts è colui che negli anni 70 ha avuto il merito di riuscire a definire la mindfulness in modo laico ed estremamente semplice, rendendola accessibile agli occidentali e facendone emergere il valore scientifico per il quale è stata poi introdotto in ambito terapeutico.